Il viaggio di una dolce ostrica…

Ogni lavoro ha un suo percorso. Questo in particolare ha una via lunga da percorrere. L’attesa, per vedere il pezzo finito è lunga e, vi posso assicurare, lo è anche per me!
Dopo aver preparato l’impasto colorando la porcellana bianca con i pigmenti opportuni, neri in questo caso, si procede a ricavare il disco di partenza dal quale si ottiene, con passaggi successivi di rifinitura del taglio, la fedina di base. Quasi tutti i miei anelli hanno in comune questa prima parte della strada.
Ma è in questo punto preciso che ognuno intraprende una linea creativa differente.
Torniamo a Sweet Oyster e al suo viaggio.
La decorazione ha inizio con l’applicazione delle “creste della conchiglia”. Ogni volta vengono applicate in maniera differente, così come in natura ogni conchiglia ha una sua forma. Per conferire l’aspetto e la consistenza che avevo scelto applico della pietra lavica ridotta in polvere fine con l’aiuto di mortaio e pestello. È un’operazione tutt’altro che semplice e breve ma ha un sapore impareggiabile che consiglio, fa sentire parte della materia!
La pietra lavica fonderà, insieme alla porcellana, durante la seconda cottura ad alta temperatura, creando interessanti e inaspettati effetti di superficie. Per contrastare la ruvidità e severità della pietra lavica, applico del platino liquido che conferirà lucentezza ai bordi delle creste.
La perla d’acqua dolce, infine, renderà questo anello uno scrigno.

5 elementi per un solo anello:
• la setosità della porcellana nera;
• la ruvidità della pietra lavica ridotta in polvere fine con mortaio e pestello;
• la liscezza dello smalto sulle creste;
• la luminosità del platino liquido;
• la dolcezza di un segreto con la perla d’acqua dolce chiusa nell’abbraccio delle creste rocciose.

5 ore di lavorazione tra le mie mani e 4 cotture per un totale di quasi 40 ore trascorse nel forno.



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